Integrazione Sensoriale e Apprendimento

Se siamo fortunati e non abbiamo una disabilità legata ad uno degli organi dei sensi (cecità, ecc…), difficilmente ci fermiamo a riflettere sul funzionamento dei nostri sensi. Essi sono le nostre finestre aperte al mondo esterno e anche interno, sono il mezzo di acquisire la informazione necessaria per vivere in sicurezza, ma anche per imparare e per rapportarci con i nostri simili. Un fetore nauseante ci informa spesso di un pericolo, la pressione in un punto del piede ci fa capire che abbiamo un sassolino in una scarpa, vedere lo scodinzolare di un cane ci permette capire le sue intenzioni mentre si avvicina a noi, e la sensazione di perdere l’equilibrio ci fà attivare tutti i movimenti necessari per non cadere.
Anche a scuola i processi sensoriali sono fondamentali. Leggere, ma anche prestare attenzione, e perfino stare fermo dipendono in modo molto significativo di un sistema sensoriale maturo.
Nel nostro cervello, come in un computer, la informazione che raggiunge il processore centrale a partire dei diversi dispositivi di “input” come sono la tastiera o il mouse, deve essere combinata e “integrata”. Possiamo definire la “Integrazione Sensoriale” come la abilità sviluppata dal Sistema Nervoso Centrale di elaborare e “integrare” le informazioni ricevute dai diversi sistemi sensoriali. Essi sono i responsabili di percepire le immagini, i suoni, sapori, odori, la temperatura, il dolore e la posizione e movimenti del proprio corpo. In questo senso, ogni nostra attività quotidiana richiede la partecipazione in un modo o in un altro dei processi di integrazione sensoriale.
Per noi è importante sottolineare che i processi di elaborazione e integrazione sensoriale si sviluppano e non si “insegnano” o “allenano” in modo corticale, come siamo abituati a insegnare certe abilità cognitive e astratte. Si tratta di meccanismi automatizzati che si appoggiano nella esperienza. Pensate a tutti i movimenti che realizzate la mattina per fare la doccia, senza renderci conto, spesso con gli occhi chiusi…. aprire rubinetti, prendere bagnoschiuma,… sono gesti automatizzati come anche quelli che realizza un tennista prima di effettuare un servizio. I processi di integrazione sensoriale devono assolutamente funzionare a quel livello di “automatizzazione” per permettere alla nostra corteccia di concentrarsi nelle informazioni astratte. Se sono molto impegnato a non perdere il rigo mentre leggo, sarà difficile che possa comprendere il significato contenuto nel testo.
La maturazione dei sistemi di Integrazione Sensoriale inizia prima della nascita e continua durante tutta la vita, considerando che la maggior parte dello sviluppo di queste abilità prima della adolescenza, in quanto costituiscono la base sulla quale si appoggiano l’apprendimento astratto e il comportamento. 
E’ molto frequente che in condizioni di disturbi o ritardi dello sviluppo di qualsiasi eziologia (prematurità, danni cerebrali,ecc…), un sistema così importante e fragile come è la integrazione sensoriale, ne subisca in maggiore o minore misura le conseguenze con delle immaturità nella abilità di elaborare la informazione di uno o più canali sensoriali. Infatti la ricerca indica che queste difficoltà si riscontrano in circa il 70% dei bambini considerati con bisogni educativi speciali, e le alterazioni nella elaborazione sensoriale sono una delle caratteristiche risalenti dei disturbi del neuro-sviluppo  in particolare degli “autismi” e dei Deficit di Attenzione.
Alcuni dei segni e sintomi della disfunzione nella Integrazione Sensoriale possono essere fra tanti altri:
– ipersensibilità al tatto, al movimento, alle luci o ai suoni
– iporeattività  al tatto, al movimento, alle luci o ai suoni
– tendenza a distrarsi facilmente
– chinetosi (mal di auto,…)
– livelli di attivazione eccessivi o eccessivamente bassi o molto altalenanti
– scarso auto controllo, impulsività
– goffaggine motoria
– ritardi nello sviluppo del linguaggio e delle abilità motorie

L’approccio abilitativo alla disfunzione nella integrazione sensoriale, ha come obiettivo stimolare i canali con

uno sviluppo insufficiente attraverso giochi, attività o interventi terapeutici (come ad esempio a livello uditivo). Sitratta di dare una seconda opportunitàal Sistema Nervoso Centrale di maturare le aree responsabili della elaborazione degli stimoli sensoriali, inmodo che possano realizzare questo compito in maniera più veloce ed efficace, diminuendo così la necessità di autostimolazione e i comportamenti disadattativi derivati dalla disfunzione. Fra gli operatori, usiamo il termine coniato da Jean Ayres: “dieta sensoriale”: si tratta di disegnare

un “menu” completo di esperienze sensoriali a misura delle singole e specifiche necessità.

Questo può essere realizzato e sviluppato sia a casa, che a scuola che in ambito terapeutico, rimane comunque fondamentale valutare e considerare questo aspetto per evitare considerazioni sbagliate riguardanti i comportamenti inadeguati dei nostri bambini i ragazzi.
Buona dieta sensoriale!

Manolo Dominguez – Istituti Fay Onlus
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