Intervista a Mariarosa Giuliani – Aikido ASD Fujiyama Pietrasanta

Abbiamo incontrato Mariarosa Giuliani, insegnante e ideatrice del corso Aikido bambini della ASD Fujiyama Pietrasanta, e relatrice nella prima edizione di #impariamotutti.it

Mariarosa viene da una settimana di intensi festeggiamenti per il ventennale del corso Aikido bambini, che hanno visto due punti algidi: una mostra fotografica dal titolo “L’entusiasmo dell’apprendimento” curata da Luca Tesconi, e una conferenza in tandem con il Prof. Travaglini, docente di Pedagogia all’Universitá di Urbino, dal titolo “Motivarsi ad apprendere”.

Abbiamo voluto sfruttare l’occasione per pubblicare la prima di una serie di interviste ai relatori che hanno contribuito a #impariamotutti.it

Mariarosa, 20 anni non sono pochi per mantenere la carica e l’entusiasmo su un progetto. Cosa ti ha fatto innamorare dell’Aikido?

Ho iniziato a praticare Aikido trentaquattro anni fa: ero molto giovane e avevo già provato vari sport, ma quando ho iniziato con l’Aikido si è scatenata da subito una passione fortissima.

La bellezza dei movimenti, la presenza di grandi Maestri autorevoli, la possibilità di mettere in gioco tutta la mia energia aumentandone sempre il livello, l’armonia del gruppo, il procedere in un miglioramento che non finisce mai, il portare l’esperienza al di là della palestra, nella vita quotidiana. Tutto ciò mi ha conquistata e non sono più riuscita a smettere, neanche durante la mia gravidanza. Poi, dopo quindici anni di pratica, ho pensato di essere in grado di mettere questa passione in un corso per bambini e così nel 1999 ho iniziato. Posso dire che sono stati venti anni di grande e soddisfacente impegno con il raggiungimento di obiettivi incredibili da parte dei bambini. Miglioramenti non solo a livello tecnico, ma anche comportamentale e cognitivo, trasformazioni impensabili. E nello stesso tempo è stata una grande crescita per me, a tutti i livelli.

L’Aikido fa parte delle arti marziali, in cui non c’é combattimento: questo può sembrare strano ad alcuni, ce lo puoi spiegare?

Diciamo che l’Aikido è rimasta un’Arte Marziale senza mai trasformarsi in uno sport agonistico. Ci sono attacchi e difese con miriadi di tecniche da applicare. Non è un combattimento con chi vince e chi perde, ma un allenamento dove si impara a prendere la forza di chi attacca e a rigirarla verso di lui per difendersi. Più forte è l’attacco più energica diventa la tecnica di difesa. Il tutto non con un concetto di violenza, ma di armonia. Inoltre è una crescita personale perché l’obiettivo diventa superare i propri limiti e aumentare la propria capacità e la propria autostima, unire mente e corpo in un’armonia che fa crescere l’energia e sviluppa lo stare bene. Come diceva il fondatore Morihei Ueshiba: “Masagatzu Agatzu” ovvero la vera vittoria è su se stessi.

Quindi l’obiettivo non è essere i migliori, ma migliorarsi.

Entrando nel tuo dojo, abbiamo notato che tutti hanno la cintura bianca. Che significato ha?

In Aikido ogni anno si fanno gli esami per il passaggio di grado, questo però non comporta il cambiamento del colore della cintura: si resta tutti uguali, con una cintura bianca anche se i gradi sono diversi, fino al raggiungimento dello Shodan (cintura nera). Una volta arrivati a quel livello, oltre la cintura nera si indossa la hakama giapponese.

Molti dojo applicano le cinture colorate al gruppo dei bambini, io ho deciso di non farlo. Per me il concetto di uguaglianza applicato agli adulti è perfetto anche per i bambini e vedo che il risultato avuto in questi venti anni conferma questa idea.

Qual è il credo pedagogico dell’Aikido?

Si insegna e si impara facendo: il Maestro dimostra la tecnica e l’allievo la ripete. Si tratta di un apprendimento circolare che potenzia Maestro e allievo. C’è un rapporto individuale con ognuno per cui si adattano la comunicazione, l’asticella delle difficoltà e si stimolano i punti di forza di ogni persona. Si accetta l’errore, dimostrando che quando si sbaglia occorre provare e riprovare e piano piano si arriva alla corretta esecuzione. Non si affronta l’errore con il giudizio negativo, ma con l’aiuto individuale che sollecita tutti a rimettersi in gioco e a raggiungere gli obiettivi.

L’ambiente educativo, il luogo, sono importanti nell’Aikido?

Il luogo dell’allenamento è chiamato dojo. E’ un significato un po’ diverso da palestra, significa “luogo dove si segue la Via”: questo vuol dire seguire le regole, rispettare l’armonia del gruppo, il silenzio della pratica. Si trova così il proprio spazio e i propri punti di riferimento. C’è un distacco da tutto il resto della giornata che permette una presenza totale in ciò che stiamo eseguendo.

La parola maestro suona piena di significato nella vostra pratica, cosa significa per te questa parola?

Il Maestro è qualcosa di più di un insegnante. Un punto di riferimento, una persona capace di conoscere nel dettaglio ogni suo allievo e di seguirlo inarrestabilmente, passandogli non solo la conoscenza tecnica, ma la curiosità, l’entusiasmo, la passione della Via da seguire.

La mia generazione ha avuto vari Maestri giapponesi che ci hanno passato grandi conoscenze. A volte riportandole ai miei allievi sento dentro di me, la voce del Maestro Fujimoto quando mi correggeva, ma anche il contatto con lui durante l’esecuzione di una tecnica : la fluidità del movimento e l’enorme energia, il ritmo, l’unione perfetta del movimento.

Posso concludere dicendo che la più grande soddisfazione di un Maestro è quella di vedere il suo allievo che dopo anni riesce a raggiungere un livello di qualità tecnica che supera il Maestro stesso. Lì raggiungi proprio il massimo dell’obiettivo.

Possiamo sbirciare i tuoi prossimi progetti?

La Mostra fotografica “L’entusiasmo dell’apprendimento” realizzata per il festeggiamento dei venti anni del corso bambini sta ricevendo diverse richieste dai comuni limitrofi. Stiamo programmando le date. Ve le farò sapere appena decise. Inoltre faremo dei seminari di Aikido per i ragazzi il 26 Gennaio a Pietrasanta e l’8 Marzo a Bologna.

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