La matematica è noiosa?

Uno studente su due si annoia in matematica. Non è pigrizia — è un segnale che vale la pena ascoltare.

Lavagna piena di operazioni matematiche durante una lezione
Tnadafwork, 2022. Mathematics class 10. Wikimedia Commons. CC0 — Dominio pubblico.

Quante volte ti è capitato di guardare la classe durante una spiegazione di matematica e vedere occhi spenti, sguardi nel vuoto, matite che tamburellano sui banchi? Un nuovo studio della RAND Corporation mette i numeri su qualcosa che molti insegnanti già sentono: la noia in matematica è diffusa, sistematica, e comincia prima di quanto pensiamo.

Ma c’è una notizia che cambia le cose: la ricerca ci dice anche perché succede — e ci dà qualche idea concreta su come invertire la rotta.

La matematica perde il suo pubblico nel momento peggiore

Immagina un teatro: la rappresentazione inizia bene, ma a metà spettacolo metà del pubblico smette di guardare il palco. È più o meno quello che succede nelle classi di matematica. Lo studio RAND ha coinvolto 434 studenti americani dalla quinta superiore al primo anno di università e ha fotografato una situazione che, per quanto lontana geograficamente, risuona moltissimo con l’esperienza italiana.

🔬 Cosa dice la ricerca

Secondo il report RAND Students Lose Interest in Math (2025), circa il 50% degli studenti di scuola media e superiore riferisce di perdere interesse durante le lezioni di matematica almeno metà delle volte. Il 26% si distacca durante la maggior parte delle lezioni. Solo 1 studente su 4 dichiara di non annoiarsi quasi mai. Tra quelli più disimpegnati, più della metà chiede meno attività online e più applicazioni al mondo reale. Lo studio è stato condotto tramite l’American Youth Panel, un campione rappresentativo di giovani tra i 12 e i 21 anni.

Il problema non è la matematica — è la storia che raccontano di sé stessi

C’è un dato che, nella nostra esperienza con insegnanti e bambini, colpisce più di tutti gli altri: la maggior parte degli studenti che si descrive come “una persona portata per la matematica” ha maturato questa convinzione prima della fine delle elementari. Quasi un terzo, invece, non si è mai sentito tale — in nessun momento della vita scolastica.

È come se il cervello scattasse una fotografia di sé stesso intorno agli 8-10 anni e poi usasse quell’immagine per sempre, senza aggiornarla. “Io non sono bravo in matematica” diventa un’etichetta appiccicata addosso, non una valutazione aperta a revisione.

La ricercatrice RAND Heather Schwartz lo dice chiaramente: la capacità matematica è modificabile ben oltre la scuola media. Il problema non è il cervello degli studenti — è la storia che gli studenti (e spesso anche noi adulti, inconsapevolmente) continuano a raccontarsi.

💡 Sapevi che…

Il concetto di mindset matematico — la convinzione di poter migliorare in matematica attraverso l’impegno — è uno dei fattori più studiati in neuroeducazione. Quando uno studente crede di essere “negato per la matematica”, questa convinzione attiva letteralmente pattern di evitamento nel cervello: meno si prova, meno si impara, più si conferma la credenza. Un circolo che si chiude molto presto, spesso già nella scuola primaria.

La noia non è uguale per tutti — ed è qui che inizia il lavoro

Gli studenti che mantengono l’interesse in matematica hanno qualcosa in comune: capiscono quello che stanno facendo, si sentono supportati, credono che la matematica serva a qualcosa e — cosa non banale — si sentono parte di un processo, non semplici esecutori di procedure.

Quelli più annoiati, invece, chiedono due cose precise: meno schermi, più mondo reale. Non vogliono eliminare la tecnologia, vogliono ritrovare il senso. La ricercatrice RAND ipotizza che molti software educativi online siano diventati “il nuovo quaderno di esercizi”: tanti problemi, poca connessione con la realtà, molto lavoro solitario.

🏫 In classe si può fare

Qualche idea concreta, a partire da quello che la ricerca suggerisce:

  • Dai un problema prima della formula. Invece di spiegare la procedura e poi applicarla, prova a capovolgere la sequenza: presenta una situazione reale e lascia che la classe cerchi una strada. Non serve trovare la risposta “giusta” — serve attivare il ragionamento.
  • Lavora in piccoli gruppi senza dirti come si fa. Janine Remillard, professoressa alla University of Pennsylvania citata nello studio, nelle sue lezioni di formazione insegnanti mette i corsisti in gruppo davanti a un problema senza fornire la strategia. Il risultato? Quasi tutti, alla fine, dicono che se avessero imparato la matematica così si sarebbero sentiti “persone da matematica”.
  • Attenzione alle etichette precoci. Quando uno studente dice “io non sono capace”, vale la pena non passarci sopra. Una risposta semplice come “ancora non ci sei arrivato — ancora” può fare più di quanto immaginiamo nel riscrivere la storia che lo studente racconta di sé stesso.
  • Riduci il lavoro solitario su schermo. Non si tratta di eliminare il digitale, ma di bilanciare: più momenti di discussione, confronto, applicazione concreta. La matematica è nata per risolvere problemi del mondo reale — a volte basta ricordarlo.

⚠️ Attenzione

Lo studio RAND è stato condotto su un campione americano e non misura variazioni rispetto al periodo pre-pandemico (mancano dati precedenti). I numeri non sono quindi direttamente trasferibili alla realtà italiana, anche se le tendenze generali risuonano con quanto documentato in letteratura internazionale. Inoltre: la noia in matematica da sola non spiega le difficoltà di apprendimento. È un segnale, non una causa unica. Non ogni studente che si annoia ha un problema — ma il disimpegno cronico merita attenzione, soprattutto se si consolida presto.

Quello che questo studio ci ricorda, in fondo, è una cosa che gli insegnanti sanno bene: la motivazione non è un interruttore. È qualcosa che si costruisce, si nutre, e a volte si perde in silenzio, un esercizio alla volta, finché uno studente smette di alzare la mano.

La buona notizia? Il cervello è plastico molto più a lungo di quanto si pensi. E un insegnante che cambia il modo in cui racconta la matematica — anche solo per qualche lezione — può davvero spostare qualcosa.

E voi? C’è qualcosa che avete provato in classe per tenere vivo l’interesse in matematica? Condividete — siamo curiosi di sapere cosa funziona davvero nelle aule italiane.


📚 Fonti

Schwartz, H.L., Bozick, R., Diliberti, M.K., & Ohls, S. (2025). Students Lose Interest in Math: Findings from the American Youth Panel. RAND Corporation. DOI: https://doi.org/10.7249/RRA3988-1

Articolo di approfondimento: Chalkbeat, giugno 2025

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